la Maschera che voleva vivere

…. era solita scendere per prima ed uscire per ultima.

Si sentiva al settimo cielo dopo ogni esibizione, dopo ogni applauso.

Certo ve ne erano altre, ma lei [si diceva] primeggiava. Una star assoluta.


Ahh che gioia, che bello. Sono così brava, così bella e richiesta.

Certo a volte sono a riposo, anche per settimane, specialmente quando è caldo, ma poi scende il sipario ed io sono lì, la più brava, la più acclamata. E mi scuseranno le altre, ma io ho talento.


Così un giorno, dopo aver non poco faticato nella sua recita, chiese un bel massaggio facciale, che la restorasse dalle tante smorfie eseguite, chiamò così quella che in gergo si chiamano ‘maschere di fatica’, maschere di secondo piano, di servizio.


Ehi te, vieni presto ho bisogno. Ehi, allora? Fiuuhhh, ci senti… Mah??? Che è sorda?

– Chi quella appoggiata sul bancone?

Si, lei, sono mezz’ora la chiamo.

– Ah, no… Quella si è rotta.

Ro… Rotta?! Che… Ma che vuol dire?

– Rotta, rotta, cara mia. Noi maschere prima o poi ci si rompe e se va bene ti inchiodano ad un muro, come loro vedi!


Non aveva mai sentito parlare di rotture, di maschere ferme, appese. Lei pensava fossero maschere a riposo, in attesa di una loro occasione.

Questa cosa, che non riusciva inizialmente nemmeno a categorizzare, la sorprese e sconvolse.

E da quel momento per lei fu un idea fissa. Non voleva rompersi mai.


Rotta! Rottaa! ROTTAAAAA! MAIII!

Ehi, ma cosa ti prende?? <si sentí sussurrare>


Inziò così a riflettere molto, a notare cose che non aveva mai notato, scrutare per cercare di capire sul come fare per non rompersi mai.

Chiedeva, parlava, ma nel modo sbagliato a maschere sbagliate.

Così un giorno, dal palco, notò che dietro i riflettori vi erano altre maschere, se lei diceva qualcosa ridevano, se diceva altro lacrimavano o erano estremamente serie. Così si chiese, <ma io sò cosa sto dicendo?>

Da quel giorno si soffermò su ogni singolo dettaglio delle sue parole, dei gesti propri e altrui, finché…


Chi sei tu? Ti ho sentito, parla. Parla ancora.


Nel suo peregrinare tra i pensieri, aveva intuito qualcosa e quell’intuizione gli aveva smosso il volto intero, tanto che per un attimo senti una voce, come levarsi da dentro o da dietro, comunque era a lei estremamente vicina.


Finalmente mi ascolti! Ora si diligente e ti porterò dove mai ti romperai!

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