Le prove di Lang Fui (una storia)

Lang Fui era un dotto e saggio capo di villaggio.

Lang Fui (forse)

Tutti si rivolgevano a lui per qualsiasi questione legale o di disaccordo tra le parti, anche in caso di divorzi o per indicare se un matrimonio poteva essere acconsentito o meno, la sua proverbiale pazienza ne aveva costruito un immagine forte ed al contempo mitica, c’era addirittura chi ne aveva scolpito statua e gli si rivolgeva a lui i preghiera, nonostante fosse ancora in vita.

Ma si sa, quando c’è un polo positivo, c’è anche attrazione del male e da lì a poco l’invidia degli invidiosi si riverso su di lui.

Lang Fui house (maybe)

Nessuno poteva avvicinarsi così facilmente al saggio, perché i suoi concittadini si davano il cambio nel farne da sue guardie (tanto ci tenevano a quello che gli sembrava essere un loro tesoro). Ma tant’é, l’invidia è un male invisibile e corrompe. Così uno dei cittadini fu convinto ad avvelenare il saggio.

Lang Fui fú avvelenato quel tanto che basta da iniziar pian piano a perdere le sue facoltà mentali e fisiche, un po’ alla volta non riusciva più a distinguere ciò che era giusto, da ciò che era sbagliato, fisicamente inizio ad avere gravi problemi al volto e poi a braccia e gambe, fino a che sembrava divenuto un mostro. Ed in tal modo si allontanò dai suoi coincittadini.

Si recò in un bosco dove solo la moglie poteva raggiungerlo e per un tempo lunghissimo, che gli sembrarono anni, si chiuse in se stesso rimembrando i tempi passati, i favori fatti

Il boschetto di Lang Fui (mah!?)

e le tante decisioni prese e si rammaricava contro tutti perché lo avevano dimenticato, ma poi immediatamente si diceva, “è solo la malattia che mi fa pensare questo”. Fú così che Lang Fui capii che era soggetto di avvelenamento, in particolare era stato avvelenato da qualcuno che gli si doveva esser avvicinato da poco.

Così, d’un tratto, Lang Fui si svegliò, e aprendo gli occhi all’improvviso trovò nella camera da letto un suo coincittadino, che doveva proprio in quel momento posare la tisana del mattino sulla destra del futon, appoggiandola direttamente sul tatami.

“Sulla destra, non sinistra” Lang Fui rimproverò con vigore il suo coincittadino, il quale preso di soprassalto fece cadere il tutto. “Mi perdoni, mi scusi”.

“Di cosa dovrei perdonarti? Di aver versato la tisana sul mio futon o di avermi fatto divenire più saggio?”

“Mi scusi, non capisco…”

“Ho passato in pochi attimi d’un sogno, anni della mia vita chiuso in una baracca d’un bosco, tartassato da un male che mi procurava irritazioni e storpiaggine con nessuno di voi che mi veniva a trovare, tra il freddo e l’umido, tra lo sporco e gli insetti e tutto perché…”

“perché maestro?”

“Perché dovevo imparare a controllare la mia ambizione. Vedi mio caro, non sono io il saggio, ma voi tutti, siete voi che parlate a voi stessi tramite me. Io sono soltanto il vostro strumento, una vuota canna di bambù che si mette al servizio del vento e dell’acqua.

D’altronde non è il flauto che suona, ma il padrone del soffio che dentro inala.”

Detto questo Lang Fui si accigliò e cambio repentinamente d’umore; “di la verità, mi volevi avvelenare!”

Sorpreso ma non dileggiato il concittadino si commosse “No oh saggio Lang Fui, mai potrei fare una cosa del genere”.

Il concittadino incriminato (o un suo sosia)

“Non dire sciocchezze, lo hai fatto. Ora smetti di frignare e dimmi, cosa ti è successo di recente?”

Il coincittadino gli spiegò tutti gli eventi della passata settimana, e Lang Fui capii; “Portami a casa tua”

Una volta lì Lang Fui chiese di far uscir fuori tutti i regali che il coincittadino aveva ricevuto dal suo lontano parente che era venuto a trovarlo, e dunque di bruciarli tutti.

Lang così spiegò al suo caro coincittadino: “vedi, accettando questi doni del tuo parente ne hai accettato anche il carico che questi portano, ed il suo carico è un carico di veleno che noi chiamiamo invidia, un male invisibile e contaggioso e tu lo hai portato con te verso di me, nella mia camera”.

La gente di Lang in fila davanti al deposito (sembra)

Lang ordinò a tutti di tenere separate le merci ricevute dall’esterno, in un deposito specifico, dove dovevano rimanere in quarantena affinché
qualsiasi indesiderato male potesse essere portato via dalla forza del tempo, vento e sole. E nel contempo, senza alcuna spiegazione, ordinò di portare un copricapo quando si è fuori.

Morto Lang Fui, con esso la cittadina in breve si corruppe tanto da divenire in pochi anni un centro di gioco e malaffare.


Questa storia mostra diversi livelli di lettura:

Lang Fui non era veramente un saggio, ma era colui che più di tutti riusciva ad annullare le sue idee e passioni ed ascoltare le voci altrui, voci interori, le voci dei cuori.

Allo stesso tempo mostra che l’uomo ha un pensiero esteriore, manifesto nell’azione ed un pensiero nascosto che non sempre riesce a farsi ascolatare da il “se stesso” (la chiamiamo coscienza), per cui l’uomo necessita di una guida esteriore in cui riporre fiducia ed attenzione.

Ma gli uomini spesso cadono in fallaci errori, e divinizzano il mezzo così ne corrompono l’animo (addirittura ne fanno idolo di legno).

Così come quando un vaso è in parte rotto, entra luce ma anche ombra. L’invidia è una energia, e come tale si esprime con un polo negativo attratto da ciò che è positivo, se uno non si protegge in alcun modo. Ed i cittadini ignari, non erano protetti e soprattutto avevano accettato ed ospitato persone indegne (accoglienza un cazzo caro Papa da strapazzo, prima vanno verificate le persone… scusate la nota personale).

Lang Fui nel contempo era stato idolatrato dai suoi concittadini, così la sua coscienza gli chiedeva di essere verificato, perché esso stesso conoscesse la sua posizione. Così la vita di miseria vissuta nell’arco di un sogno, gli insegnò che lui non era il perno del villaggio, ma solo strumento, il quale se non funziona viene giustamente messo da parte. E questo rappresenta anche la luce o conoscenza che entra in un vaso o cuore rotto.

La lunga permanenza nel bosco indica l’incapacità di Lang Fui di identificare la causa del suo male, probabilmente dovuto al fatto che non avesse del tutto inteso la sua subordinarietà al disegno universale. Le piaghe, invece, sono per la necessità di piegare la sua volontà, perché è il male che tende ad insegnare, ammorbidendo il cuore e quindi renderlo più attento e saggio. L’isolamento come mezzo di meditazione.

Gli oggetti sono come i loro padroni, ne assorbono le caratteristiche, percui ciò che viene da fuori deve rimanere in zona neutra tanto da privarli da ogni eventuale energia indesiderata. Il sole è un polo positivo e purifica, il vento porta via odore ma anche un certo livello energetico (ma c’è anche vento che all’opposto porta luce, lo chiamano Prana in oriente).

L’ultimo passo mostra che la gente di Lang Fui non aveva capito un c…. nulla, infatti continuò ad idolatrare il mezzo senza porre attenzione a se stessi, cioè imparavano mnemonicamente anziché per intelletto. I cittadini non crebbero di livello e ben presto ciò che respingevano fu attratto. Inoltre spiega che la discendenza dei Maestri deve rimanere inalterata, perché essi perpetuano riti e conoscenze che non sono per tutti, per cui un villaggio senza il suo saggio (Re) è destinato a finire.

Ogni riferimento a cose e persone a cui state pensando… è probabilmente lecito e giusto.

2 commenti

    • Ma credo ci siano più morali, una ad esempio che le cose buone durano sempre poco, perché sono difficili da mantenere (almeno per come è conciata l’umanitá adesso) e perché il mantenerle richiede sforzo e umiltà.
      Infatti l’umiltà ci fa accettare che esistono persone più in grado di noi in alcuni aspetti. In questo caso non nell’essere Maestro ma Saggio (certo un saggio spesso è Maestro).
      Poi spiega che in una comunità sana l’intera popolazione si rende conto di cosa sia importante difendere e si uniscono nella difesa di un valore, ma allo stesso tempo la società sana non è detto che sia capace, cioè intuitiva. Infatti si innamorano del messaggero anziché del messaggio.
      Percui il dovere del saggio è far crescere anche le persone più semplici.
      Il non amare Maestri può dipendere dalla tua esperienza, però se fai un discorso in generale e quindi oggettivo, devi ammettere che non siamo tutti portati per capire alcune dinamiche e soprattutto metterle in opera, per cui il Maestro è quello che si accetta perché se ne riconoscono le doti e lui deve cercare un allievo in grado di seguirlo. Tu sei un democratico, io lo ero, ora sono per la monarchia assoluta per vari motivi che sconfinano anche nell’ignoto, ma se vedi le dinamiche reali della democrazia non puoi non ammettere che è sicuramente peggiore della monarchia, perché il Monarca lo sai chi è, i tiranni che tirano le fila della democrazia non sai dove andarli a cercare con o senza forconi.

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